HomeTendenze Food › Tendenze food nel brunch: la scelta dei piatti che rende speciale ogni occasione
Tendenze Food

Tendenze food nel brunch: la scelta dei piatti che rende speciale ogni occasione

📅 22 Agosto 2026✍️ di Roberta Zavattari⏱️ 6 min di lettura

Il brunch è diventato il momento in cui si rallenta senza rinunciare all’energia. È una parentesi conviviale, metà mattina e metà pranzo, dove i piatti parlano di te e di chi inviti. Scegliere cosa mettere in tavola non è solo questione di mode: è un equilibrio tra sapori, stagioni e piccoli dettagli che fanno la differenza.

Perché il brunch oggi conquista tutti

Ti sei mai chiesto perché il brunch piace a chi ama la colazione lenta e a chi salterebbe dritto al pranzo? Perché è un format elastico: puoi mescolare comfort food e novità, dolce e salato, senza etichette rigide. Funziona come quando componi una playlist: alterni classici e pezzi freschi per tenere alta l’attenzione.

La tendenza 2026 premia le tavole con ingredienti riconoscibili, stagionali, e un tocco globale ben dosato. Niente tour forzato del mondo in dodici portate: meglio uno o due richiami internazionali, cucinati con tecnica pulita e prodotti buoni.

Da ex cuoca in una piccola trattoria ligure, ho imparato che le erbe spontanee e l’olio extravergine giusto cambiano il destino di un piatto. Oggi, a Parma, porto quella lezione nel brunch: pochi ingredienti, ben trattati, e sapori netti.

Uova, pane e verdure: il nuovo equilibrio nel piatto

Le uova restano protagoniste, ma con leggerezza. Il soft-scramble è setoso se le cuoci a fuoco basso e le chiudi con un filo d’olio extravergine fruttato, non con burro in eccesso. Vuoi un’alternativa scenografica? Shakshuka leggera con pomodoro al naturale e peperoni arrostiti, spezie dosate come profumo e non come maschera.

La frittata si aggiorna con erbe: maggiorana, timo limonato, finocchietto. In Liguria, quando arrivavano le prime erbette, le saltavamo appena e le univamo alla frittata per un profumo che sapeva di mare e macchia. Se cerchi un’opzione senza uova, la farinata di ceci è la “carta jolly”: croccante ai bordi, morbida al centro, accoglie bene cipollotti, zucchine a lamelle o olive taggiasche.

Il pane non è più solo accompagnamento: è piattaforma. Il lievito madre aggiunge carattere e digeribilità; una fetta ben tostata regge uova al tegamino, ricotta montata, verdure arrosto e salse leggere. Pensa in termini di contrasti: cremoso su croccante, acido contro grasso, caldo con fresco. È la stessa armonia che trovi nella Dieta mediterranea: equilibrio e varietà, senza estremi.

Le verdure fanno da co-protagoniste. Asparagi primaverili, pomodori d’estate, zucche e cavoli d’inverno. Una piastra calda, un filo d’olio, sale e pepe: bastano per ottenere dolcezza e caramello. Se vuoi proteine senza carne, halloumi grigliato o legumi tiepidi con limone e prezzemolo sono alleati perfetti.

Fermentati, salse e croccantezze: il tocco che manca

C’è una parola che ricorre nelle cucine del momento: Fermentazione. Piccoli bocconi di kimchi, cavolo cappuccio fermentato o cetriolini in agrodolce risvegliano anche la portata più semplice. Non devi trasformare la tavola in un laboratorio: basta una ciotolina di pickles veloci per dare ritmo.

Le salse puntano su freschezza e erbe. Gremolata al limone, salsa verde ligure (con capperi e prezzemolo), yogurt lavorato con menta e scorza di agrumi. Funziona come quando aggiungi un commento brillante a una conversazione: non sovrasta, illumina.

Per la croccantezza, gioca con pangrattato tostato all’olio e aglio, semi di zucca o di sesamo, frutta secca spezzata. Una spolverata al momento del servizio cambia la percezione del morso senza appesantire.

Dolce senza sensi di colpa: zuccheri intelligenti

Il dolce nel brunch non deve stendere. Pancake integrali con kefir o latticello sono elastici e leggeri; con frutta di stagione e un cucchiaino di sciroppo d’acero bastano pochi zuccheri. Se ami il profumo del forno, una torta all’olio extravergine con agrumi regala umidità naturale e un finale pulito.

Il french toast esce dalla zona “dessert pesante” se usi pane del giorno prima, uovo ben sbattuto con latte e scorza di limone, cottura rapida e finitura con ricotta e fragole. Funziona come rimettere in ordine un cassetto: togli l’eccesso, tieni l’essenziale.

Farine alternative? Avena macinata fine per struttura, grano saraceno per un tono rustico, un tocco di farina di castagne d’autunno per ricordare il profumo dei boschi liguri. Dose con misura: vuoi carattere, non un muro di sapore.

Bevande: caffè creativi, tè freddi e mocktail

Il caffè cambia ritmo: cold brew per chi ama la dolcezza naturale, espresso shakerato con scorza d’arancia per una spinta profumata. Se inviti molti ospiti, una caraffa di filtro di qualità è pratica e democratica.

Tè e infusioni sono la colonna sonora discreta. Tè nero con pesche e rosmarino d’estate, oolong freddo con lime per gli agrumi, tisana di menta e zenzero per chi evita la caffeina. Preparali in anticipo e conservali in vetro: resteranno limpidi.

I mocktail fanno festa senza alcol. Prova uno shrub ai frutti rossi (aceto di mele, frutta, poco zucchero) allungato con seltz e ghiaccio, o kombucha con cetriolo e basilico. Un pizzico di sale in un drink analcolico allunga i sapori come fa l’olio su una bruschetta: piccola mossa, grande effetto.

Presentazione e servizio: organizzarti per godertela

Impiattare bene non significa complicarsi la vita. Pensa a un percorso: freddi pronti in ciotole basse, caldi che escono in due/tre ondate. La vista guida la fame: superfici pulite, colori naturali, porzioni non eccessive invogliano a tornare per il bis senza sprechi.

Dividi le preparazioni: il giorno prima salse, pickles, dolci e granola; la mattina pane, uova e verdure. È come preparare lo zaino prima di un’escursione: quando parte la giornata, non perdi tempo a cercare la borraccia.

  • Un grande piatto da portata per le uova o la farinata.
  • Ciotoline per salse e croccantezze a portata di mano.
  • Caraffa di bevanda fredda e termica per il caffè caldo.
  • Pinze e cucchiai dedicati: servizio più fluido, tavola più pulita.

Stagionalità e territorio: la spinta in più

La stagionalità non è uno slogan: è il modo più semplice per dare carattere. Ad aprile-maggio asparagi, piselli e fragole; a luglio-agosto pomodori, pesche e basilico; d’autunno zucche, fichi e nocciole. Quando l’ingrediente è nel suo momento, fa quasi tutto da solo.

Valorizza il territorio in modo concreto. Un olio extravergine ligure delicato per chiudere le uova, acciughe sotto sale ben dissalate sulla fetta di pane, culatello o prosciutto di Parma tagliato fine accanto a una pesca bianca. Sono scelte che raccontano una storia senza bisogno di spiegazioni.

E il tocco personale? Una erba della tua zona, la marmellata che faceva tua nonna, quel pane del forno di fiducia con lievito madre vivo. Sono dettagli che trasformano un menu “giusto” in un’esperienza che resta.

Alla fine, la chiave è la regola dei tre: un piatto base che sa di casa, un elemento fresco che pulisce, un accento sorprendente. Con questa bussola puoi cambiare stagioni, ospiti, budget… e il tuo brunch continuerà a sembrare nuovo. E quando avrai dubbi, pensa a come fai quando assaggi l’olio sul pane: se il morso ti sorride, sei sulla strada giusta.

Roberta Zavattari

Roberta ha trascorso quattro anni in Liguria come cuoca in una piccola trattoria sul mare, dove ha appreso i segreti delle erbe spontanee e dell’olio extravergine. Tornata a Parma, ama trasferire questa passione nei suoi articoli con ricette e consigli per una cucina autentica rispettosa delle stagioni.